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I PASTORI RACCONTANO L’INCONTRO CON IL NEONATO MESSIA


In quella notte straordinaria e inaspettata di cui siamo stati testimoni, è racchiuso il senso della vita di ogni uomo. In quella notte, sulle montagne di Betlemme, dove aveva già pascolato il suo gregge il re Davide, dalla cui discendenza sarebbe nato il Messia, si compiva la promessa del Dio fedele al suo popolo. In quella notte di luce vedemmo il cielo e la terra che si toccavano, perché il Creatore si faceva creatura, infinito entrava nella storia. Ricordo perfettamente le parole dell’angelo: “Oggi nella città di Davide vi è nato un Salvatore, che è il Cristo Signore. Troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia”.       In poche parole, comprensibili anche a noi ignoranti, l’angelo ci disse tutto di Gesù: quel bambino avvolte in fasce, che noi andammo a cercare a Betlemme, era il Messia promesso dai profeti, atteso da Israele, il solo Signore, il Salvatore per tutti. Ciò che poteva sembrare strano e che forse solo noi, povera gente, potevamo in quel momento comprendere, fu il in cui il Figlio di Dio si mostrava al mondo: un neonato! Un bambino nato nell’ambiente povero dei pastori che non hanno vere e proprie culle per i loro figli! Molti, in Israele, si sarebbero aspettati qualcosa di meglio. E tutt’intorno niente di sensazionale, niente segni straordinari, solo i segni di un’umile maternità e solo noi, la categoria di persone più disprezzata dalla società, a testimoniare ai presenti l’annuncio degli angeli! Noi… i primi evangelisti! Perché Continuavamo a crederci; e la risposta venne man mano che Gesù confermava con le sue azioni e le sue parole la scelta di venire nel mondo: il Figlio di Dio si è fatto uguale a noi in tutto, fuorchè nel peccato; si è abbassato fino in fondo al nostro livello, è voluto passare per tutte le esperienze dell’umanità. Se continuerete a cercarlo lo vedrete provare compassione per i malati, collera davanti all’incredibile ostinazione dei farisei, tenerezza per i bambini, piangere nella tomba di Lazzaro, sperimentare l’angoscia difronte alla morte: un uomo come noi, che per divenire tale, ha scelto la categoria dei poveri, dei semplici, di quelli, come noi, pronti a partire per accogliere il Salvatore, perché privi di quelle ricchezze che ti illudono di poterti fabbricare la salvezza da solo.
In questo tempo di preparazione del Santo Natale , un augurio che il Salvatore posse luminare la bellezza del Natale, un Augurio dalla Associazione Italiana Amici del Presepio Sede di Canosa di Puglia, che sia un Natale di gioia.


Il Presidente Sede AIAP Canosa di Puglia
Orazio Lovino

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