Una grotta, una mangiatoia, 800 anni di storia

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597921647_4359139401027841_8317635403256960274_n (1)Siamo nel 1223, sui monti della Sabina. A Greccio, borgo a 700 metri di altezza in provincia di Rieti, sta per accadere qualcosa di straordinario. Francesco d’Assisi vuole rendere tangibile il mistero della Natività. Sceglie una grotta naturale, sistema una mangiatoia di legno.

Accanto, un bue e un asino. Dettagli che non compaiono nei Vangeli, ma che vivono nell’immaginario cristiano. Francesco li aggiunge per toccare il cuore della gente semplice.

Ad aiutarlo c’è Giovanni Velita, signore locale che conosce ogni anfratto di queste montagne. La comunità di Greccio partecipa con semplicità commovente.

La notte del 24 dicembre 1223 accade l’impensabile.

Nasce il primo presepe vivente della storia. I fedeli possono finalmente “vedere” e “toccare” il mistero della nascita di Cristo. Giotto immortalerà quella scena in un affresco di 230×270 centimetri nella Basilica di Assisi, tra il 1295 e il 1299. Un testimone d’arte che attraversa i secoli. Da quel gesto riservato in una grotta sabina è nata una tradizione che attraversa continenti.

Oggi il presepe vivente di Greccio continua ogni Natale. Ogni anno, milioni di persone nel mondo rievocano quella notte nelle rappresentazioni del primo presepio al mondo.

Francesco aveva scelto Greccio perché il paesaggio ricordava Betlemme. Non immaginava che quel borgo reatino sarebbe diventato la Betlemme d’Italia.

Un gesto di semplicità francescana che è diventato patrimonio universale dell’umanità.

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